Riepilogo audiovisivo della puntata Indaco – Violetto del 2 Maggio

IL COLORE VIOLA DI SPIELBERG (1985) TRATTO DAL ROMANZO DI ALICE WALKER (1982).

È il gomitolo del bene a dipanare e proteggere I fili di una storia immersa nel male. Il colore viola è un romanzo dell’americana Alice Walker, dal quale Spielberg ha tratto il film omonimo. Come un’altalena, Celie e Nettie dondolano nel cielo della vita a mani aperte, spalancate, pronte ad accogliersi. Nettie è Celie e Celie è Nettie. È il loro amore infinito a contagiare perfino chi il bene non può conoscerlo e quindi riconoscerlo. Anche i  peccatori hanno un’anima. Ma non esiste peccato senza dolore e non esiste dolore senza amore. Dio si incazza se non ce ne accorgiamo.

“Le piaceva più dare, a tutti, che ricevere. Mi chiedo se scrivere non sia una maniera di dare.”

Potrebbe essere una frase riferita a Celie la frase scritta da Annie Ernaux, scrittrice francese classe 1940, nel suo romanzo “Una donna”. La Ernaux come Celie scrive per fare il giro delle assenze che la attanagliano. “Descrivere l’ereditá d’assenza, riempire di scrittura una forma vuota.”È ciò che scrive nel suo romanzo autobiografico “L’altra figlia”, dedicato a sua sorella scomparsa prima che lei nascesse.  E ancora l’ Ernaux scrive “Nella vergogna c’è questo: la sensazione che possa accaderci qualsiasi cosa, che non ci sia scampo, che alla vergogna possa seguire soltanto una vergogna ancora maggiore.” 

Così Celie procede, con un profondo senso di colpa che ferisce il suo animo  senza avvelenarlo, anzi purificandolo nella grazia. Sopporta le angherie prima di quello che pensa essere suo padre e poi di suo marito. Il male ricevuto da Celie è trasformato sempre e solo in bene da se stessa e da sua sorella Nettie. È Nettie per Celie a essere quel vento che trasporta vita dove può fiorire.

È questa la connessione che non si arresterà mai tra le due sorelle, alimentata da Shug, altro personaggio importante della storia. Celie e Nettie seppur lontane non smetteranno mai di ascoltarsi. Fin quando non supereranno la sorte contraria e I limiti imposti e si rincontreranno. “La felicità è un dio che cammina a mani vuote” scriveva Henri De Regnier. Ma nessuna pienezza è benedetta quanto quella del vuoto. Perchè una stretta di mano può essere una medicina salvavita. Sono questi i punti cardini che uniscono “Il colore viola” a tutti I romanzi autobiografici di Annie Ernaux. In un abbraccio si concludono entrambi. Quello tra Celie e Nettie e quelli immaginari tra Annie e le persone che hanno varcato la soglia del suo cuore, con le quali ha perso ma poi ha ritrovato la sua stessa essenza. 

Di colore viola. Viola come l’incrocio di un dolore che non dimentica amore e grazia.

Annie Ernaux ha dichiarato di notare nel romanzo candidato al premio strega  2019, “Addio fantasmi ” di Nadia Terranova, lo stesso muro che lei stessa prova a mettere tra se stessa e I suoi fantasmi.” Addio fantasmi” è una preghiera in cui il dolore è sempre più forte della rabbia. Ida Laquidari prova a raccogliere i cocci rotti di un segno di interpunzione inesistente ma ben presto si accorge che è essa stessa uno di quei cocci. Piegata dal garbo della finzione, dall’irrisolta e indefinita assenza di un padre dissolto nel nulla, dalla cecità verso la sofferenza altrui, si distrae per non guardare in faccia la propria, come se potesse cancellarsi. Nel dissolvere mai si può risolvere. Ma lei reagisce come può, come un malato che scalpita per rigettare la propria malattia, come un carcerato che prende a pugni la sua gabbia, come un cane che ne azzanna un altro per non mordere se stesso. Ma poi molla, e vince. Molla durante il suo viaggio tra Sicilia e Calabria, tra due terre, due mari, tra tante lacrime versate e tante altre trattenute. Molla tra confini incerti, tra fine e inizio, tra morte e rinascita. E sorride, e ride, sogna e vola, con quelle ali perse ventitrè anni prima che le pare siano tornate. È nella gratitudine di un abbraccio che ancora una volta la vita trova il senso della bellezza. Un abbraccio, quello di Ida e Sebastiano Laquidara, al quale è possibile paragonare l’ ultimo abbraccio di Lila e Lenù, protagoniste della quadrilogia di Elena Ferrante L’amica geniale. In mancanza di vicinanza fisica è una bambola di pezza a custodire e a dir grazie per quel legame eterno ed indissolubile tra le due. Abbracci, anche questi di colore viola. Un mix tra il colore blu della notte, il buio che è luce e il rosso del sangue, il fluido più importante per la vita, senza il quale moriremmo tutti.

“Il mondo non sa nulla, accetta soltanto.” Scrive Knut Hamsun, scrittore norvegese premio Nobel del 1920, è nell’accettare con gratitudine che si salva e ci si salva a vicenda, come Johan Nagel e Minuto, protagonisti del romanzo Misteri.

Come scrive Valeria Parrella, scrittrice partenopea nel Dizionario affettivo della lingua italiana

“AIUTO tecnicamente sarebbe un sostantivo maschile, ma il senso della parola nel mio immaginario è talmente lontano da quello che può albergare in un sostantivo, che manco mi veniva in mente.

AIUTO come lo penso io è un’invocazione. Pertanto è una parola molto densa. Contiene una debolezza: so che non ci arrivo da sola; un’ammissione di debolezza: so che perché questo limite si dimostri superabile mi serve che qualcun altro sia con me; un’ammissione di umiltà:accetto che qualcun altro mi aiuti; un’ammissione di coraggio: sono talmente convinta di conoscere i miei limiti che posso permettermi di chiedere ad altri di dividere con me questa fatica. E ho sempre pensato che il sinonimo di AIUTO sia GRAZIE.”

È questo il colore viola, l’incontro tra il rispetto del buio e la gratitudine per l’interezza della vita.b

“Questo mondo ha insegnato agli uomini come si vive morendo un poco alla volta, con discrezione.” È una citazione del libro “Una volta è abbastanza” di Giulia Ciarapica, un romanzo che parla dell’arte di vivere in una famiglia e per una famiglia, di una ferocia che scava per uccidere ma anche per salvare. È la storia di Annetta e Giuliana Betelli, due sorelle che si nutrono l’una dell’altra con rabbia, rancore, dolore, a volte perfino odio. Tutte facce, seppur spiacevoli, dell’amore viscerale, quello che non si controlla, quello che si vive e basta.

Se al dolore, come all’amore non c’è rimedio, resta la presenza, a volte sotto forma di mancanza. Resta chi guarda e abbassa la testa, resta chi si gira dall’altra parte, ma resta anche chi sceglie di amare, costi quel che costi. Con mille cicatrici, con tanti cocci conficcati nel cuore. Con la libertà che merita ogni scelta. E con l’amore che fa rientrare ogni ernia dell’anima e ogni fuga. Perchè si può scappare da tutto, ma non dalla famiglia. Non da se stessi. Non dall’amore. Che non è mai giusto nè sbagliato, ma è vivo, sempre. E vive senza arrendersi mai.

Tra il rosso dell’amore e della passione e il blu della notte più profonda.

Nel colore viola, un colore che affascina e inquieta, nel macabro gioco della vita.

Tornando al film “Il colore viola” ed evocando il gioco delle mani fra Celie e Nettie e alle strette di mano con le quali si sanciscono legami inscindibili, non possiamo dimenticare che a direzionare i movimenti delle nostre mani sono i nostri polsi,  punti vitali del corpo, dove è possibile sentire la frequenza del battito cardiaco. A scegliersi quindi sono i nostri battiti cardiaci ancor prima delle nostre mani per viaggiare all’unisono nel corso della vita.

Di Milena Dobellini

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