RACCONTARE UN QUADRO

Il seminario Scritture in transito tra letteratura e cinema, guidato da Silvia Acocella, con Annachiara Monaco, Carmen Lega, Achille Campanile partirà dagli infiniti e mobili pannelli di Warburg che accostò le immagini di pose e gesti, osservandole come costanti antropologiche e cambiando per sempre il modo di vedere le figure, di farle parlare per raccontare il mondo. Davanti all’Angelus Novus di Klee, Benjamin vide la polvere della Storia e sentì l’urgenza di trattenersi tra le rovine dell’uomo, per ricomporre l’infranto. I colori di Kandinsky, dipinti come suoni, ci faranno scoprire la possibilità di leggere una tela come uno spartito, ma sarà la luce a tracciare una storia delle parabole narrative: dalla serietà borghese che accende gli interni di Vermeer alla vita privata senza vita di Hopper o alle camere apparentemente vuote di Hammershøi, dove resta visibile la scia luminosa di chi vi è passato. Custodire un’assenza al posto della perdita sarà anche il contrappeso del caveau/ sepolcro vuoto di Virgil (La migliore offerta), che attenderà con la fede di chi sa che «in ogni falso si nasconde sempre qualcosa di autentico». Appoggiandosi alla vera fiamma delle candele e a un folto archivio di dipinti ritagliati (quasi un riflesso del metodo Warburg), Kubrick crea con Barry Lyndon dei tableaux vivants, in-quadrando una scala di piani dentro un solo atto percettivo. Raccontare un quadro sarà il gesto che accomunerà un filosofo, Foucault (davanti a Las meninas), un professore «sguainato come una spada», Longhi (davanti a Caravaggio) e uno scrittore, Erri De Luca (davanti a un ritratto A grandezza naturale). Se un lettore di quadri deve «puntare sul dettaglio e poi aprire, o sfondare, il quadro», chi crea il quadro deve contenere e incorniciare l’infinito che si porta dentro. Daniela Ciaramella, Carmen Ammendola, Antonietta Tarantino, Elisabetta Biondi, Laura Di Napoli mostreranno le loro opere e racconteranno della scoperta, poi della cura e della resistenza quotidiana di questa forma d’arte, che rende visibili le figure con cui il mondo si narra.

venerdì 25 marzo 

Aula Piovani (14,30-16,30)

Le foto della puntata

One thought on “RACCONTARE UN QUADRO

  1. Ho sempre pensato che ci fossero immagini comuni all’intero genere umano, sedimentate nel DNA e divenute memoria genetica, così come si dice che, dovunque, in ogni parte del mondo, comuni siano i meccanismi di formazione e funzionamento delle lingue: per questo, le varie immagini, artistiche, della Venere, si rassomigliano, perché una sola è l’immagine della bellezza, così come ogni uomo porta, dentro di sé, il concetto di “bello” e di ” brutto”, “buono” o “malvagio”. Le immagini, spesso tanto vituperate, nel corso della storia umana, hanno avuto funzione didattica, introspettiva, spingendo l’uomo alla ricerca, e divenendo “quadri” nei libri; gli stessi suoni sono stati capaci di tramutarsi in immagini, nel pensiero di Kandinsky: a dir poco geniale è la “translitterazione” de “La grande porta di Kiev”, immagine colorata e stilizzata, in spartito musicale. Il quadro dell’Angelus Novus, interpretato come “Angelo della storia”, apre le sue mani alate, o mani-ali, per confortare l’uomo, per tutti gli errori commessi, nel corso della sua storia di progresso-regresso, quasi per commiserarci, sostenerci e risollevarci in alto, dalla nostra condizione di caduta…Del resto, “l’essere umano è una specie, capace di grande bontà, ma anche di grande crudeltà” (cito il dialogo di Jodie Foster con l’amico delle stelle, nel film “Contact”). Il quadro, antico strumento di celebrazione dinastica, diviene articolo di abbellimento delle case dei borghesi ed anche, come sottolineato dal cinema moderno, “luogo interiore”, dove proiettare sentimenti ed imprigionare l’amore irraggiungibile (si pensi al film “La migliore offerta”). Oggi, esso ha cambiato forma: da naturalistico-realistico, si è trasformato nell’arte di espressione del proprio io interiore, di trasposizione esterna di un mondo personale ricco, ineffabile e, sovente, saturo di ferite, non ancora ricucite. La varietà degli aspetti della vita e delle stagioni dell’età si compone in un collage di colori, tecniche, ricordi e sperimentazioni, passando per la matita, penna acquerello, ritratto, fotografia e arte digitale, in cui campeggia la linea, ente fondamentale geometrico: la linea curva, e aggraziata, può delineare un volto di donna, lasciando che l’immaginazione completi il bozzetto…Ma come si può esprimere una ferita aperta, se non con le garze ed il rosso disinfettante, che dovrebbero curarla? Infinite sono le possibilità dell’uomo e dell’artista, che si trova a sondare gli infiniti spazi del pozzo della propria solitudine: l’arte diviene àncora di salvataggio, “per non naufragare in questo mare”. Questo incontro del Seminario, vissuto, da me, in maniera “virtuale”, attraverso le proiezioni, a distanza di immagini e suoni, ha corroborato la mia convinzione del grande ruolo svolto dalle immagini, e dal libro illustrato, nell’accompagnare la storia dell’Uomo…poiché, senza la rappresentazione delle cose, che ha portato al computo e alla nascita della scrittura, non ci sarebbe stata la storia.

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