Una vita tra i binari

La mia vita è cominciata per colmare un bisogno di mia madre. Dopo tante esperienze, mutata nel tempo, desiderava qualcosa di meglio.

Ciò che aveva raggiunto fino a quel momento non la soddisfaceva, e così le balenò l’idea di avere me.

Mio padre,  che aveva dato la vita a molti altri figli, si era sentito colmato coma dalla mia nascita. La perfezione, diceva, la somma di tutti i miei fratelli: soffiava intorno il risultato migliore. Appena nato, mi dimostrai essere il più veloce, il più tenace, il più robusto e ben presto anche il più indipendente dai propri genitori.

Entusiasti erano tutti i conoscenti dei miei genitori che, giunti da luoghi remoti per incontrarmi, dicevano che di figli così  ne avrebbero voluto anche loro.

Nella mia vita sono sempre stato circondato da persone, innumerevoli ne ho incontrate. Indimenticabili le risate e i pianti dell’amore. Che io mai ho conosciuto: cercato ovunque, mai l’ho trovato, e ora che sono arrivato alla fine vedo tutto intero il mio destino di essere solo in mezzo a milioni di persone.

Quando nei primi anni di vita mi ammalavo, era mio padre al mio fianco: mia madre, dopo la novità della mia nascita, mi aveva abbandonato incuriosita da altre scoperte. 

Quando il tempo si prese anche mio padre, lasciò detto ad altri come fare per occuparsi di me. L’hanno fatto, però ognuno con le proprie idee sicché mutai sotto altre mani.

Durante la mia vita solitaria, ho svolto un lavoro fondamentale, senza gratitudine. Nessuno ha mai pianto per me o riso con me.

Un lavoro decisamente noioso, tutto il giorno e la notte, avanti e indietro, ma ho girato il globo. L’ho girato tutto e di ciò sono felice, appagato.

Crescendo, però, rallentavo. Guardavo ai miei lati i giovani andare sempre più veloci.

Il mio cuore ha subito riparazioni, la mia pelle si è arrugginita, le mie ossa sono state corrose dal tocco implacabile del tempo: costretto a trascinarmi su delle ruote, io che una volta correvo, incutendo paura per la mia velocità, ora mi trascino a stento, arrancando e facendomi spazio sui binari della vita.

 I miei polmoni sono saturi di veleno.

Sto cadendo a pezzi però continuo con fermezza a svolgere il mio compito anche se gira nella’ria la volontà di sostituirmi. Sono d’accordo e prima che sia troppo tardi mi presento: mi chiamo Treno. 

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