Linea 1 della metropolitana

Ore 14,00, stazione di Chiaiano, linea 1 della metropolitana.

Aspetto.

La gente aumenta, sbuffa, il serpente giallo non si vede. 

Qualcuno parla al telefono, qualcun altro passeggia nevrotico in attesa del viaggio. Viaggio reale, viaggio ideale, intanto aspetto. Sospetto, invece, di un uomo che riduce le distanze, mi raggiunge, passa oltre.

Spinta anch’io verso l’apertura delle porte, salgo. Ci inscatoliamo a bordo. Lo sguardo va in giro, la mia testa lo segue, fotografo al battito di ciglia. Davanti a me un uomo tira fuori da un sacchetto un panino, e pronto al duello, come se avesse sguainato una spada, mangia. Muoio di fame, trasformo mulini a vento.

Una ragazza legge ed ecco il grande enigma: cosa avrà tra le mani? E così iniziano i miei numeri da contorsionista,discreta ma curiosa, per scorgere una lettera, l’indizio che mi faccia capire di quale “viaggio” si tratta. Prima o poi chiederò a tutti con quale àncora hanno scelto di salire a bordo.

Un ragazzo di bell’aspetto studia, aria da intellettuale poco simpatica.  Immagino storie, vite, inganno il tempo, per non farmi ingannare da lui. Una ragazza sorride a un messaggio ricevuto e non vede la donna che trascina i sacchetti della spesa con l’aria stanca di chi non ha nessuna fretta di rientrare a casa.

Conosco gente senza aprir bocca, faccio amicizie che nascono e muoiono nell’arco di una fermata.

Siamo a Vanvitelli, la speranza che il treno si svuoti mi accompagna, la gente spinge.

Mai trovo posto a sedere, sempre, dondolo, cullo i pensieri…ho sonno.

Il serpente completa la muta, tanti scendono, altrettanti salgono. Si riparte, altri volti, altre storie.

Immancabile il suonatore di fisarmonica, voli pindarici a sentirlo: la fisarmonica, mi fa pensare all’unica vacanza che ho fatto da bambina, tempi sereni con musica migliore.

A riportarmi coi piedi per terra ci pensa la mamma di cinque figli e il suo bisogno di latte quotidiano, innesco acustico dei soliti discorsi: “stann’ meglio e nuje”, “ l’hanno ‘mparat bon ‘a canzon”…Da una musica a un’altra.

Alle mie spalle due uomini sulla sessantina discutono di farmaci equivalenti, si improvvisano farmacisti, chimici…ognuno sposa tesi degne di un nobel per la medicina.

Comincia a far caldo, la gente si sbraccia, i finestrini sigillati come se si volessero trattenere segreti, misteri di cui possiamo godere solo noi, ora, qui. Ci siamo quasi, la meta è vicina. La mia, almeno.

Il bello delle strade ferrate, la loro magia è che sono immobili, uguali nel tempo eppure conducono a mete diverse, spalancano mondi.

Fermata Università, pochi passi e il chiostro. Aula Piovani, c’è Walter, la prof arriva con l’aria curiosa di chi teme di essersi persa qualcosa di prezioso, Ludovico “pratica magie” col proiettore.

Mi siedo, rigorosamente in fondo. Dietro di me solo le tende. Si ricomincia!

Elisa Marzocchi

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