La Nostra Stanza

Sintesi audiovisivo della puntata sul Nero

SINTESI ILLUSTRATA PUNTATA 2 MAGGIO – INDACO E VIOLETTO

Daniela Ciaramella (l’autrice): «Dal campo fiorito de «Il colore viola» di Spielberg, dove le due sorelle si riabbracciano incrociando le mani, emergono i tetti di Parigi che ospitano le esibizioni di Satine e Christian del Moulin Rouge, a destra, bilanciate dalle figure di Sebastian e Mia di La la land che si stringono sul margine sinistro di questa pagina purpurea domata dall’intreccio a chiasmo di queste figure. Chiasmico, è ancora il contrapporsi delle uniche note di altri colori: il rosso, colore confinante del viola, che vediamo nel cappello in primo piano e nel vestito di Satine con l’ombrello di Christian e il giallo, colore complementare del viola, che qui troviamo dall’ocra della camicia in primo piano e nel giallo più intenso del vestito di Mia. Al centro di questi intrecci si protende la figura di Neytiri, di Avatar, nella cui porzione di foglio si compie l’intreccio supremo dei colori e delle sostanze: la natura pluviale di Pandora e del campo fiorito si mescola all’indaco dei tetti laterali, incorniciati inferiormente da un susseguirsi di grappoli di glicine, simbolo degli amori non corrisposti, che taglia l’immagine orizzontalmente, separando la coppia ritrovata dalle coppie che non si sono ancora divise. Da qui in su, l’atmosfera si tinge di un violetto spettrale, secondo Newton ultima traccia cromatica prima del buio, fornendo alle varie figure uno sfondo ancora luminoso, come luminose sono le foglie fosforescenti dell’Albero delle Voci di Avatar».

Nero

Nero 

Il Seminario, “Scritture in Transito tra Letteratura e Cinema”, guidato da Silvia Acocella (Letteratura italiana contemporanea) con il supporto di Ludovico Brancaccio (montatore), di Francesco Amoruso (Laboratorio di Scrittura. Tra le pagine e la melodia), Gianluca Della Corte (Laboratorio di Audiovisivi e multimediali) e Marianna Lucia Di Lucia (responsabile delle rubriche cinematografiche sui social), tornerà dentro l’occhio dell’uomo, unico punto dove l’universo buio e spento si accende di colori. Dopo aver percorso tutte le gamme cromatiche dell’iride, entreremo nella pupilla, buco nero del creato. Partendo dalla recente immagine di un buco nero, straordinariamente simile all’alone delle lucciole pirandelliane, attraverseremo il nero nell’arte, con Discesa al limbo e Dark Brother di Kapoor, nella letteratura, dalla pagina nera di Sterne alla tendenza all’oscuro del racconto seriale, infine sullo schermo (dove il nero è immerso nel nero e si mischia al bianco). Una seconda pelle nera coprirà il corpo di Edward mani di forbici, creatura dark e vulnerabile, esposta alle ferite di una realtà tanto falsa quanto colorata. Nella “danza di ghiaccio”, le sue lame diventeranno la carezza bianca e luminosa di un amore impossibile, toccato e perduto nello stesso istante. Bistrati di nero sono gli occhi delle dive degli anni Venti, corposi sullo schermo come la tintura dei capelli di Aschenbach, in Morte a Venezia, che nell’ultimo istante di vita colerà come una lacrima degenerata, illuminando «un paesaggio in sfacelo» (Said). Un nero interno dilagherà come pece dello spirito, cancellando la stirpe maschile, in Anime nere, e un nero esterno sporcherà e coprirà come una pellicola il mondo mineralizzato de Il petroliere, sterile e senza donne. Infine, un volo immaginario di Panni sporchi occultati nelle prigioni domestiche si farà condensa metafisica nella scrittura di Stefania Surace, sintonizzata musicalmente con l’oscuro della vita.

L’autrice interverrà al seminario proseguendo alle 15,30  la presentazione di Panni sporchi alla Libreria Dante&Descartes di piazza del Gesù Nuovo 

Giovedì  23 maggio

aula Piovani (ore 13-15) 

IL SEMINARIO CORRISPONDE A 4 CFU ed è APERTO A TUTTI

Racconto audiovisivo della puntata del 17 Maggio “RosAzzurro”

Diversa è la mutazione chirurgica operata nel film di Almodovar, La pelle che abito, dove la pelle-pellicola diventerà gabbia impenetrabile.

“Non è il momento” di Enzo Colursi, in arte Luk, (il video è di da Alessandro Freschi, Frè,  con protagonista Clotilde Citino) è un brano di potenza cosmica, sembra il residuo di un’esplosione universale. Un brandello di anima, ancora rosa di carne, al quale si resta attaccati come al movimento della rotazione terrestre. 

Affiora un microcosmo di abissi interiori e malcelati dolori per l’urto con un macrocosmo di menzogne convenzionali. 

Le parole nel testo/(tessuto di contusioni e ferite) sono in un equilibrio precario, come i corpi nella deposizione del Pontormo (che studiava i cadaveri e la loro pelle).  

Ma la dichiarazione d’odio, nel suo crescendo, acquista le vibrazioni sonore di un amore disperato, diffuso come i capillari del sangue e incontrollabile come un’irritazione cutanea.  

Questa canzone riesce a toccare punti nervosi che non sapevo soggetti alla commozione.

Rosazzurro – Giovedì 16 Maggio

Il Seminario, “Scritture in Transito tra Letteratura e Cinema”, guidato da Silvia Acocella (Letteratura italiana contemporanea) con il supporto di Ludovico Brancaccio (montatore) e di Francesco Amoruso (Laboratorio di Scrittura. Tra le pagine e la melodia), Gianluca Della Corte (Laboratorio di Audiovisivi e multimediali) e Marianna Lucia Di Lucia (responsabile delle rubriche cinematografiche sui social), resterà sulla superficie della pelle, che Bodei considera il limite estremo dell’esistenza umana. Su questo tessuto poroso, la polarità tra rosa e azzurro, e tra maschile e femminile, si rivelerà scivolosa. Gli azzurro-vestiti, raffigurazione di un eroismo terrestre intessuto di cielo, apriranno il varco verso un mondo dominato dalle contaminazioni. Nei corpi che si librano e si liberano nella danza, la grazia leggera tenacemente coltivata di Billy Elliot incrocerà la natura pesante e sgraziata di Tonya, una combattente invincibile, se in equilibrio sui pattini. Il corpo danzante tra due sessi di Girl farà, tra lividi e tagli, da trait-d’union a Les Garçon Sauvages che, in un’isola-ostrica e in un misto di rosa e azzurro, passeranno dentro una viscosa sessualità fluida, diversa dalla mutazione chirurgica operata nel film di Almodovar, La piel que habito, dove la pelle-pellicola diventerà gabbia impenetrabile. Il mostruoso e l’orrendo saranno sublimati nella Pelle di Casanova, dove il margine cutaneo deformante renderà visibile e tangibile la solitudine degli emarginati. Il sacrificio del corpo scorticato dalla cultura dell’immagine, nel progetto Corpus Dominae (presentato da Carmen Ammendola, Carmen Lega, Annachiara Monaco, Cinzia Cigliano e Valeria Iannaccone) prenderà la forma di un rito funebre, preludio di confessioni a voce che solo nella pelle esposta troveranno il loro riparo. Con il primo piano di un volto femminile su sfondo rosa il percorso si chiuderà con Non è il momento del cantautore Luk, (Enzo Colursi) e il video del regista Alessandro Freschi (Frè), un brano musicale e visivo che si fa brandello di anima, ancora rosa di carne, ma dissanguato d’amore.

giovedì  16 maggio

aula piovani (ore 13-15) 

IL SEMINARIO CORRISPONDE A 4 CFU ed è APERTO A TUTTI

Riepilogo dell’incontro con Edoardo De Angelis e Pina Turco

di Marianna L. Di Lucia

Lo stesso Edoardo De Angelis nel suo libro autobiografico “Il vizio della speranza” racconta della folgorazione avuta dinanzi alle opere di Bill Viola, autore affermato nel campo della video-arte, viste ad una mostra alla reggia di Caserta: «c’erano tanti artisti contemporanei meravigliosi ma in particolare i film di Bill Viola mi folgorarono, mi lasciarono esterrefatto. In quelle immagini con i movimenti così rallentati che rasentavano l’immobilità […] vidi tutto quello che non mi stava bene in quel momento del mondo e di me stesso e che qualcuno era riuscito a trasformare in qualcosa di bello come un rito liberatorio.» (PAG 43) 

E, in effetti, l’aspetto rituale e quello catartico saranno una costante dell’arte di Viola che sembra risalire a galla in quasi tutte le opere di De Angelis. 

A proposito della video-arte afferma Bill Viola che «l’essere umano contempla la dimensione duplice del temporale e dell’eterno». E ciò che fa Viola con le icone sacre della tradizione è proprio animarle, metterle in movimento per narrativizzare, laicizzare e inserire nella dimensione temporale ciò che, in precedenza, era stato sacralizzato mediante la fissità in un quadro solido, stabile ed eterno. Un esempio lampante è The Greeting in cui riprende la rappresentazione della Visitazione del Pontormo dando una rilettura personale e stratificata a quel preciso momento biblico. Le due donne, attraverso un rallentamento dei 45 secondi originari che diventano ben 10 minuti, concretizzano e mettono in scena l’essenza profonda e completamente umana di un gesto uguale a tutte le latitudini e in qualsiasi circostanza, sacra o laica che sia, ossia un abbraccio. La passionalità e l’affetto di quel gesto prendono forma nelle vesti calde -color rosso fuoco- delle due donne, a cui fanno da contraltare gli abiti virginali e azzurro candido delle due protagoniste, gemelle siamesi, di “Indivisibili”. Anche Dasy e Viola rappresentano una laicizzazione della figura mariana: madonne corporee e carnali, fatte di sogni ma anche di istinti e passioni. Le due giovani incarnano l’umanità e la forza terrena che si cela dietro il volto sacro che la comunità ha attribuito loro: madonne pagane inviate in processione e celate dietro un protettivo velo di un azzurro che si rivelerà caldo, come in altre circostanze nei film di De Angelis; un azzurro che ammanta la prepotenza dei corpi in sboccio delle due giovani. 

Questa fusione tra un rosso che acquista tonalità fredde e di morte e un azzurro che si carica di una dimensione affettiva, di calore profondo, si verifica ripetutamente nella video-arte di Viola. In Fire Woman una silhouette femminile si staglia contro un muro infuocato e una potente deflagrazione preannuncia il suo precipitare in acqua. Acqua e fuoco a questo punto si confondono e si mescolano e si verifica uno scambio tra i due elementi: il rosso del fuoco rende la tonalità azzurra dell’acqua sempre più calda e carica di promesse e speranze. Come accade a Maria, protagonista di “Il vizio della speranza” e altra figura di Madonna laica, che è costantemente protetta e riscaldata dalla sua felpa feticcio color azzurro-mariano, lo stesso colore delle acque del fiume che costantemente segue il suo cammino e l’accompagna sino alla potente liberazione dinanzi al mare aperto e gravido di speranze. 

L’azzurro dell’acqua è, in effetti, uno degli elementi chiave del cinema di De Angelis, che ritorna con prepotenza anche all’interno delle opere di Bill Viola. Basti pensare a The reflecting pool teorizzata intorno al concetto originario di battesimo, simbolo di purificazione e iniziazione. Il bordo della piscina è inteso, in questa rappresentazione, come soglia da superare, l’acqua in essa contenuta come specchio da infrangere, fluido purificatore e medium riflettente. Lo stesso ruolo sembra avere l’acqua in molti dei film di De Angelis, tra cui anche “Mozzarella Stories” in cui è proprio la superficie azzurrina di una piscina ad aprire il sipario sulla scena, soglia di ingresso alla storia lussuriosa e specchio che riflette l’animo della società che vi si affolla intorno. Ma anche acqua come fluido caldo e protettivo in cui tuffarsi per ri-iniziare e purificarsi, come strumento catartico per eccellenza che favorisce il riemergere in superficie, l’ascesa verso l’alto dopo il ribaltamento delle proprie prospettive e l’inizio di un percorso di crescita come quello che vede protagoniste le due gemelle di Indivisibili e che sembra ricalcare in modo del tutto personale l’Ascension di Viola.  

Celeste De Angelis

Incontro con Edoardo De Angelis e Pina Turco

Il Seminario, “Scritture in Transito tra Letteratura e Cinema”, guidato da Silvia Acocella (Letteratura italiana contemporanea) con il supporto di Ludovico Brancaccio (montatore) e di Francesco Amoruso (Laboratorio di Scrittura. Tra le pagine e la melodia), Gianluca Della Corte (Laboratorio di Audiovisivi e multimediali) e Marianna Lucia Di Lucia (responsabile delle rubriche cinematografiche sui social), ospiterà il regista Edoardo De Angelis,accompagnato dall’attrice Pina Turco. Il cuore dell’incontro sarà Il vizio della speranza, suo ultimo film ma anche suo primo romanzo. A muovere la sua arte è la volontà di portare ordine nel disordine del mondo, con un cinema inteso come costruzione estetica e anche etica. Il suo universo, in cui le visioni sono more than real (come la mostra che con i video di Bill Viola lasciò il segno), poggia su un vasto tessuto di racconti, prima di tutto orale. I suoi film sono sottoposti regolarmente alla prova della loro narrazione a voce e tutti nascono dall’innesco di un sentimento. Pina Turco è il corpo che sostiene e solleva sulle corde del dolore la spinta controcorrente della speranza: calata dentro un miracolo celeste e terrestre, ripete la più vertiginosa delle incarnazioni in una terra di anime in transito, che fa di Castel Volturno uno spazio epico delle origini. Il progressivo definirsi di un celeste caldo, che vela e poi copre i corpi, ci condurrà verso la consistenza di una coperta che, nelle mani di Carlo Pengue, coinciderà con la «commovente scoperta» della figura paterna. Attraverso le immagini dell’acqua, del fuoco, degli involucri vuoti delle religioni, che Edoardo De Angelis raccoglie e risacralizza in una visiva preghiera laica, tutto questo universo sarà ricondotto alla sua matrice fondamentale: Nonna Mena, «una donna dalla potenza propulsiva di un reattore nucleare, capace di costruire e devastare il mondo intero».

giovedì  9 maggio

aula piovani (ore 13-15) 

IL SEMINARIO CORRISPONDE A 4 CFU ed è APERTO A TUTTI

Riepilogo audiovisivo della puntata Indaco – Violetto del 2 Maggio

IL COLORE VIOLA DI SPIELBERG (1985) TRATTO DAL ROMANZO DI ALICE WALKER (1982).

È il gomitolo del bene a dipanare e proteggere I fili di una storia immersa nel male. Il colore viola è un romanzo dell’americana Alice Walker, dal quale Spielberg ha tratto il film omonimo. Come un’altalena, Celie e Nettie dondolano nel cielo della vita a mani aperte, spalancate, pronte ad accogliersi. Nettie è Celie e Celie è Nettie. È il loro amore infinito a contagiare perfino chi il bene non può conoscerlo e quindi riconoscerlo. Anche i  peccatori hanno un’anima. Ma non esiste peccato senza dolore e non esiste dolore senza amore. Dio si incazza se non ce ne accorgiamo.

“Le piaceva più dare, a tutti, che ricevere. Mi chiedo se scrivere non sia una maniera di dare.”

Potrebbe essere una frase riferita a Celie la frase scritta da Annie Ernaux, scrittrice francese classe 1940, nel suo romanzo “Una donna”. La Ernaux come Celie scrive per fare il giro delle assenze che la attanagliano. “Descrivere l’ereditá d’assenza, riempire di scrittura una forma vuota.”È ciò che scrive nel suo romanzo autobiografico “L’altra figlia”, dedicato a sua sorella scomparsa prima che lei nascesse.  E ancora l’ Ernaux scrive “Nella vergogna c’è questo: la sensazione che possa accaderci qualsiasi cosa, che non ci sia scampo, che alla vergogna possa seguire soltanto una vergogna ancora maggiore.” 

Così Celie procede, con un profondo senso di colpa che ferisce il suo animo  senza avvelenarlo, anzi purificandolo nella grazia. Sopporta le angherie prima di quello che pensa essere suo padre e poi di suo marito. Il male ricevuto da Celie è trasformato sempre e solo in bene da se stessa e da sua sorella Nettie. È Nettie per Celie a essere quel vento che trasporta vita dove può fiorire.

È questa la connessione che non si arresterà mai tra le due sorelle, alimentata da Shug, altro personaggio importante della storia. Celie e Nettie seppur lontane non smetteranno mai di ascoltarsi. Fin quando non supereranno la sorte contraria e I limiti imposti e si rincontreranno. “La felicità è un dio che cammina a mani vuote” scriveva Henri De Regnier. Ma nessuna pienezza è benedetta quanto quella del vuoto. Perchè una stretta di mano può essere una medicina salvavita. Sono questi i punti cardini che uniscono “Il colore viola” a tutti I romanzi autobiografici di Annie Ernaux. In un abbraccio si concludono entrambi. Quello tra Celie e Nettie e quelli immaginari tra Annie e le persone che hanno varcato la soglia del suo cuore, con le quali ha perso ma poi ha ritrovato la sua stessa essenza. 

Di colore viola. Viola come l’incrocio di un dolore che non dimentica amore e grazia.

Annie Ernaux ha dichiarato di notare nel romanzo candidato al premio strega  2019, “Addio fantasmi ” di Nadia Terranova, lo stesso muro che lei stessa prova a mettere tra se stessa e I suoi fantasmi.” Addio fantasmi” è una preghiera in cui il dolore è sempre più forte della rabbia. Ida Laquidari prova a raccogliere i cocci rotti di un segno di interpunzione inesistente ma ben presto si accorge che è essa stessa uno di quei cocci. Piegata dal garbo della finzione, dall’irrisolta e indefinita assenza di un padre dissolto nel nulla, dalla cecità verso la sofferenza altrui, si distrae per non guardare in faccia la propria, come se potesse cancellarsi. Nel dissolvere mai si può risolvere. Ma lei reagisce come può, come un malato che scalpita per rigettare la propria malattia, come un carcerato che prende a pugni la sua gabbia, come un cane che ne azzanna un altro per non mordere se stesso. Ma poi molla, e vince. Molla durante il suo viaggio tra Sicilia e Calabria, tra due terre, due mari, tra tante lacrime versate e tante altre trattenute. Molla tra confini incerti, tra fine e inizio, tra morte e rinascita. E sorride, e ride, sogna e vola, con quelle ali perse ventitrè anni prima che le pare siano tornate. È nella gratitudine di un abbraccio che ancora una volta la vita trova il senso della bellezza. Un abbraccio, quello di Ida e Sebastiano Laquidara, al quale è possibile paragonare l’ ultimo abbraccio di Lila e Lenù, protagoniste della quadrilogia di Elena Ferrante L’amica geniale. In mancanza di vicinanza fisica è una bambola di pezza a custodire e a dir grazie per quel legame eterno ed indissolubile tra le due. Abbracci, anche questi di colore viola. Un mix tra il colore blu della notte, il buio che è luce e il rosso del sangue, il fluido più importante per la vita, senza il quale moriremmo tutti.

“Il mondo non sa nulla, accetta soltanto.” Scrive Knut Hamsun, scrittore norvegese premio Nobel del 1920, è nell’accettare con gratitudine che si salva e ci si salva a vicenda, come Johan Nagel e Minuto, protagonisti del romanzo Misteri.

Come scrive Valeria Parrella, scrittrice partenopea nel Dizionario affettivo della lingua italiana

“AIUTO tecnicamente sarebbe un sostantivo maschile, ma il senso della parola nel mio immaginario è talmente lontano da quello che può albergare in un sostantivo, che manco mi veniva in mente.

AIUTO come lo penso io è un’invocazione. Pertanto è una parola molto densa. Contiene una debolezza: so che non ci arrivo da sola; un’ammissione di debolezza: so che perché questo limite si dimostri superabile mi serve che qualcun altro sia con me; un’ammissione di umiltà:accetto che qualcun altro mi aiuti; un’ammissione di coraggio: sono talmente convinta di conoscere i miei limiti che posso permettermi di chiedere ad altri di dividere con me questa fatica. E ho sempre pensato che il sinonimo di AIUTO sia GRAZIE.”

È questo il colore viola, l’incontro tra il rispetto del buio e la gratitudine per l’interezza della vita.b

“Questo mondo ha insegnato agli uomini come si vive morendo un poco alla volta, con discrezione.” È una citazione del libro “Una volta è abbastanza” di Giulia Ciarapica, un romanzo che parla dell’arte di vivere in una famiglia e per una famiglia, di una ferocia che scava per uccidere ma anche per salvare. È la storia di Annetta e Giuliana Betelli, due sorelle che si nutrono l’una dell’altra con rabbia, rancore, dolore, a volte perfino odio. Tutte facce, seppur spiacevoli, dell’amore viscerale, quello che non si controlla, quello che si vive e basta.

Se al dolore, come all’amore non c’è rimedio, resta la presenza, a volte sotto forma di mancanza. Resta chi guarda e abbassa la testa, resta chi si gira dall’altra parte, ma resta anche chi sceglie di amare, costi quel che costi. Con mille cicatrici, con tanti cocci conficcati nel cuore. Con la libertà che merita ogni scelta. E con l’amore che fa rientrare ogni ernia dell’anima e ogni fuga. Perchè si può scappare da tutto, ma non dalla famiglia. Non da se stessi. Non dall’amore. Che non è mai giusto nè sbagliato, ma è vivo, sempre. E vive senza arrendersi mai.

Tra il rosso dell’amore e della passione e il blu della notte più profonda.

Nel colore viola, un colore che affascina e inquieta, nel macabro gioco della vita.

Tornando al film “Il colore viola” ed evocando il gioco delle mani fra Celie e Nettie e alle strette di mano con le quali si sanciscono legami inscindibili, non possiamo dimenticare che a direzionare i movimenti delle nostre mani sono i nostri polsi,  punti vitali del corpo, dove è possibile sentire la frequenza del battito cardiaco. A scegliersi quindi sono i nostri battiti cardiaci ancor prima delle nostre mani per viaggiare all’unisono nel corso della vita.

Di Milena Dobellini

SINTESI ILLUSTRATA PUNTATA 11 APRILE – LIVIDO PERIFERICO


Daniela Ciaramella (l’autrice): «Incorniciati da un livido grigiore periferico, i volti corrugati di Mirko e Manolo de «La terra dell’abbastanza» tinti di blu e di viola sanguigno, come nella locandina, si affacciano sulla terra desolata prepotentemente bagnata dalle acque del Volturno. Qui, Maria de «Il vizio della speranza» traghetta anime nigeriane sradicate dalla loro terra e sempre qui, in questo limo, affondano le radici di Ciro, ragazzo di Gomorra, che imbraccia la sua arma. Esattamente nel cuore della nostra pagina, sotto gli sguardi delle «Indivisibili» gemelle Fontana e di Stefano Cucchi, seduto a braccia conserte nel blu cupo dei suoi vestiti che si confondono col porpora che lo circonda in un intreccio cromatico simile a quello proprio dei segni sulla sua pelle, troviamo Marcello di Dogman,  accompagnato dal cane -figura chiave di questi scenari- che esce dall’acqua trascinando il cadavere di Simone,  approdando finalmente su quell’unica porzione di terra illuminata dal colore salvifico del Cristo in croce che sovrasta il monumentale calvario edile di queste terre: la Vela di Scampia.» Tecnica: acquerello e matite».

Indaco e violetto

Il Seminario, “Scritture in Transito tra Letteratura e Cinema”, guidato da Silvia Acocella (Letteratura italiana contemporanea) con il supporto di Ludovico Brancaccio, di Francesco Amoruso, di Gianluca Della Corte e di Marianna Lucia Di Lucia, partirà dall’impossibilità di Newton di considerare il viola, composto da blu e rosso, come l’ultimo colore dell’arcobaleno. Milena Dobellini ci mostrerà come proprio Il colore viola nel film di Spielberg sia il punto di unione tra due sorelle, separate nel tempo e nello spazio, ma non nell’armonia che regola un campo di fiori e il gioco delle loro mani.  Newton sceglierà di chiamare violetto l’ultima traccia cromatica prima del buio, lo stesso colore che Monet indicherà come tinta dominante dell’atmosfera, nei quadri impressionisti. I suoi iris dipinti saranno accostati alla pianta del glicine, simbolo dell’amore non corrisposto che continua a resistere, avvolgendosi su sé stesso, curvando «oscuro, caduco rampicante» nei versi di Pasolini e diventando Albero delle Voci nell’universo virtuale di Avatar. Il violetto è un colore spettrale in tutti i sensi, confinante con l’ombra e con l’intrecciarsi di Eros e Thanatos, con il rosso della passione e il blu della morte. Così si compone la trama della Signora delle camelie di Dumas, che vedremo allungarsi nella Traviata di Verdi e poi contaminarsi nel pastiche iridescente di Moulin rouge! di Luhrmann. L’indaco che sui tetti di Parigi circonderà l’amore impossibile dei protagonisti di Luhrmann tornerà nel volo di sogno degli amanti di La La Land di Chazelle e nell’incrociarsi del loro sguardo di addio. Questo non colore, questa sfumatura non da tutti percepibile, che è l’indaco, aggiunto da Newton per raggiungere il numero 7 dell’armonia musicale, si rivelerà come l’intonazione cromatica degli amori non destinati, illuminando tutte le storie spezzate, non vissute, persino quelle mai nate, che in quell’indefinito blu acceso hanno peso e dignità di esistenza. 

Giovedì 2 maggio

aula Piovani 

il seminario corrisponde a 4 CFU ed è aperto a tutti