
Il seminario Scritture in transito, aperto a tutti e guidato da Silvia Acocella, con i coordinatori dei Laboratori permanenti, comincerà accostando atlanti terrestri e celesti, tutti inattendibili, dal primo Ortelius alla proiezione “Gall-Peters”: sono il contenitore di spazi che mutano continuamente forma, fuori e dentro la mente dell’uomo. Il Mnemosyne Atlas di Warburg si spalancherà come una collezione di immagini insepolte, espandibile all’infinito, rendendo i panelli del Warburg Institute sorprendentemente simili agli scaffali del deposito di Wall-E (il metodo da antropologi con cui catalogano le cose con le Pathosformeln è lo stesso).
L’accumolo è il movimento che crea l’involucro di ogni archivio, facendo del caos un cosmo, dove l’esterno della superficie pesa quanto il senso profondo, come nell’antibiblioteca di Eco. Gabriele De Nardo ci dirà in che modo i libri non letti possano creare «un organismo vivente che ci legge» o una «Nave di Teseo» che scavalchi la morte.
Usando come poli di una stessa tensione i due protagonisti di La migliore offerta e di Ogni cosa è illuminata, vedremo coincidere a mezz’aria, tra cielo e terra (appesi su una parete), l’infinitamente piccolo del domestico familiare e l’infinitamente grande dell’opera d’arte unica. Se, oscillando tra caos e ordine, gli occhi di un collezionista colgono su ogni superficie il formarsi dell’aura, è perché quella luce è il riflesso della cura umana, in bilico tra accumulo e perdita definitiva. è nel gesto ostinato del raccoglimento, quando viene staccata dall’informe e dall’oblio, che ogni cosa si illumina e diventa miniatura di eternità nel guscio delle mani.