Anna di Luisa Regina

Anna non avrebbe mai dimenticato la frase che suo padre le ripeteva sempre: «il vento ha voce solo quando incontra un ostacolo».

 Lei, le prime volte, non aveva compreso che cosa potesse significare. Era piccola, era alta poco più di un metro e le ombre degli altri la sovrastavano almeno di una volta e mezza… ma a Anna piaceva restare nell’ombra.  

Davanti agli ostacoli, Anna aveva l’abitudine di fermarsi e di mettersi a piangere, per lei doveva essere un po’ come un rito magico perché appena cominciavano a scendere le prime lacrime suo padre le spuntava alle spalle e l’aiutava a saltare le pozze d’acqua o a trovare una strada meno ardimentosa.  

A quell’epoca le persone non  possedevano molto, era il 1942. 

La madre di Anna nascondeva il caffè nell’imbottitura della poltrona della nonna. Di tanto in tanto qualcuno bussava alla porta, tre rintocchi, e lei già sapeva cosa avrebbe dovuto fare.  

Anna era l’ultima di quattro figli ed amava stare a piedi nudi. Per molti era strana, non parlava ancora a differenza dei suoi conetanei che, invece, sapevano già farlo perfettamente. Ma Anna di parole non sembrava possederne mai.  

Suo padre le aveva regalato una corona di fiori, le bastava tenerla in equilibrio sulla testa per sentirsi contenta, non aveva avuto bisogno di nient’altro. 

Ai bambini basta poco per essere felici, agli adulti,invece, non basta mai nulla. 

Come accadde alla madre di Anna che, infatti, finì per allargare sempre di più il suo commercio nero: presto al caffè si aggiunsero i legumi, e così tanti altri alimenti.  

Le persone, ormai, entravano e uscivano continuamente dalla porta di casa. Ma ad Anna non dispiaceva vedere tante persone.  

Quando non c’erano i bombardamenti, suo padre la lasciava uscire insieme a sua sorella più grande,Sofia, a patto che non si allontanasse troppo dal quartiere e che Sofia non perdesse mai di vista la piccola Anna.  

Ma dopo poche falcate, Sofia, assicurandosi che nessuno la stesse guardando, raggiungeva le sue amiche e, così, presa dagli ultimi pettegolezzi, dalle ultime mode…finiva per dimenticare sua sorella Anna che, poco più dietro di lei, ancora una volta, si divertiva, solitaria, a inseguire le ombre e i rumori del vento.

 Un pomeriggio, però, Anna si allontanò più del solito e sua sorella, voltandosi indietro troppo tardi, non la trovò. E, a dirla tutta, non sarebbe riuscita a ritrovarla mai più. 

Se solo Anna avesse saputo che quello sarebbe stato il suo ultimo giorno sulla terra avrebbe certamente abbracciato suo padre più forte ed avrebbe concesso un bacio persino aSofia. Sicuramente, si sarebbe trattenuta a raccogliere fiori e ne avrebbe fatto un mazzolino per sua madre. MaAnna non aveva immaginato che la sua vita sarebbe finita quel giorno, in un afoso pomeriggio di fine estate.

Anna aveva sognato di diventare alta, non come suo padre, lui sarebbe stato irraggiungibile da chiunque, ma di raggiungere almeno la sua spalla. Aveva sempre pensato che un giorno avrebbe acquistato una casa più grande di quella dei suoi genitori e che sotto quel tetto avrebbe potuto riunire tutti i suoi familiari. 

Invece no. 

Un bombardamento, quel pomeriggio, portò via Anna, il carico dei suoi sogni e l’ancora inesplorato rumore del vento.  

Di lei non restò più nulla, nemmeno la corona di fiori che così gelosamente aveva trattenuto sulla testa per tutto quel tempo.  

Ma Anna non soffrì. Morì semplicemente com’era vissuta, a piedi nudi, senza sapere dove la strada la stesse portando.  

D’un tratto tutto divenne bianco.  

E in quel bianco dal sapore di ombra Anna finì la sua vita, libera per sempre di seguire il sussurro del vento.
       

       
     

       

   

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